Connetti voce ed emozioni liberando i blocchi della tua comunicazione...

Pillole vocali

AFONIA, AMICA MIA!

Lo so, il titolo è ingannevole:

Ma come, devo pensare all’afonìa come a un’amica?

Lascia che ti faccia una domanda: quante volte, nell’arco di un mese hai notevoli diminuzioni di voce, raucedine, voce ariosa, difficoltà di attacco del suono, difficoltà nel concludere la frase a piena voce, di rimanere completamente senza voce?

Ripercorri velocemente la tua settimana e rispondi alla domanda. Che tu sia una casalinga/madre, un venditore, un attore, un giornalista o uno studente, non importa, c’è un elemento che accomuna te agli altri: LA VOCE.  Tutti voi fate un uso professionale della voce.

Pensa, se sei una madre con i tuoi figli, al mattino per svegliarli o incitarli a prepararsi per la scuola: “Bambini, dai! Presto, che siamo in ritardo! Avete messo il diario nello zaino?” – a voce fredda, lanci un bell’urlo per farti sentire dai ragazzi nell’altra stanza o al piano di sopra. Il risultato immediatamente successivo è un calo di voce istantaneo, con la presenza di muco che crea un lieve fastidio in gola che ti porta a tossire o, peggio, a schiarirti la voce con quello che io chiamo “grattino”.

Sei un venditore che dal mattino si mette al telefono per fissare appuntamenti, magari mentre sei in macchina, quindi con l’auricolare o il Bluetooth, poi incontri il cliente con il quale deve sostenere un certo ritmo della conversazione, le pause tra una parola e l’altra sono poche, il discorso è incalzante, il tono di voce segue l’andamento del discorso e le emozioni coinvolte possono portare ad uno scompenso timbrico e, dunque, a uno sforzo vocale maggiore per ritornare in carreggiata. Questo ripetuto per tutto il giorno.

Potrei andare avanti con gli esempi, citando altre categorie, come le insegnanti che mantengono un tono di voce molto alto che poi porta ad una deformazione “professionale” nella vita; o le commesse che sono costrette a lavorare in un ambiente in cui c’è la musica ad alto volume, generalmente, techno, che va avanti tutta la giornata e per farsi sentire dai clienti devono, necessariamente, alzare la voce. Come ti sentiresti a fine giornata lavorativa?

Insomma, queste abitudini, buone o cattive che siano, non giudico perchè si tratta di adattamento della persona rispetto all’ambiente, influiscono sul nostro modo di parlare, di relazionarci, di comunicare e di vivere.

Il punto è che non valutiamo la Disfonìa (disturbi della voce) come qualcosa di significativo nella nostra vita professionale o privata, tendiamo a sottovalutarla e, anzi, proseguiamo con le stesse abitudini per giorni e giorni, anche dopo aver finito di lavorare, continuiamo a parlare, e poco conta se mi affatico quando parlo o la voce si modifica…domani è un altro giorno, e si vedrà!

NO! Non è propriamente così.

Reiterare un cattivo atteggiamento vocale porta a patologie ben più gravi, a ripercussioni sul nostro corpo e, poi, sulla nostra emotività e viceversa. Davvero non vuoi imparare a parlare meglio per vivere meglio tra la gente?

Innanzitutto fai 2 semplici cose:

  1. Riscaldamento vocale al mattino: in macchina, mentre ti fai la doccia, mentre aspetti che il salga il caffè (vedi video nella mia Pagina Facebook PARLA COME SENTI – Giovanna Vocal coach)
  2. Dopo avere parlato per 60 minuti di fila, prenditi 5 minuti di totale silenzio, se possibile anche uditivo.

Prendersi cura della propria voce, vuol dire prendersi cura di sé!

Ti rispecchi anche tu in ciò che ho scritto? Scrivilo nei commenti!

Giò

 

Potrebbe piacerti anche

Lascia una Commento