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Voce ed emozioni

MI HAI RIDATO LA VOCE. E TU NON LA RIVUOI?

“Mi hai ridato la Voce”.
Queste parole mi rimbombano nel cervello.
Era di mercoledì, era il mese di novembre. Il mio telefono ha squillato.
Non è stato semplice rispondere, poiché il cellulare era finito in una delle dieci tasche segrete della borsa, quelle che ogni donna odia.
Alla fine ce l’ho fatta, l’ho trovato e ho risposto all’ultimo squillo.
Era un uomo con una voce giovane, avrà avuto 30 anni.
Lo sentivo a scatti, non riuscivo a capire tutte le parole che mi diceva.

Cercava di dirmi che un suo collega gli aveva parlato di me e che potevo risolvere il suo “problema”: imparare a parlare e a relazionarsi con disinvoltura.
Quando sono riuscita finalmente a capire il messaggio, gli ho proposto un appuntamento conoscitivo.
Questo ragazzo si è presentato senza braccia, senza mani, e con due piccoli tronchi al posto delle gambe.
No, non pensate a qualcosa di tragico!
Aveva ogni cosa al posto giusto: le braccia, le gambe e le mani, aveva pure la lingua, ma non lo sapeva e quindi, il mondo circostante non riusciva a vederle.

Ho iniziato a lavorare con lui duramente, abbiamo scomposto ogni cosa, pezzo dopo pezzo: il corpo, il pensiero,
ogni emozione è stata passata al setaccio, abbiamo scoperto il
suono, la parola, la lucentezza di un respiro. E’ stato faticoso, stremante, ma siamo arrivati fino in fondo.

Alla fine del percorso l’ho guardato e mi è scesa una lacrima.

Aveva acquisito consapevolezza del suo corpo, riusciva a utilizzarlo e a muoverlo come ognuno di noi dovrebbe fare, la voce era brillante, entustiastica, rassicurante, lo sguardo era aperto, in avanti, sicuro.
Da quella chiamata era trascorso un po’ di tempo.
Quel tempo in cui ha voluto mettersi in gioco fino in fondo,
scavare dentro di sé, lavorare sodo, talvolta soffrire, per poi iniziare a gioire e godere dei risultati raggiunti.
Il tempo del coraggio che lo ha spinto a partire, della determinazione che lo ha spinto a continuare, dell’attenzione che lo ha spinto a prendersi cura di sé.

Mi ha guardato negli occhi, quell’ultimo giorno, non ha parlato. Mi ha abbracciata e mi ha detto:

“Oggi nasco una seconda volta, grazie”.

L’ho guardato di schiena mentre andava via, e dalle scapole riuscivo a vedere il suo sorriso. Ora era pronto, era padrone di sé, era autentico.

Questa storia racconta la mia sfida più grande vissuta lo scorso anno, quando ho iniziato a dedicarmi con coscienza alla voce dell’altro. E’ stata una sfida in cui ho investito tempo ed energia per ricercare la via più giusta da percorrere insieme a lui.

La respirazione, la voce e la nostra intimità sono connesse, non dobbiamo sottovalutare nessuna di queste tre cose,
ma ricercare dentro noi stessi la verità per ognuna di esse.
Soltanto in questo modo potremo arrivare ad essere AUTENTICI.

Parti da qui:
– Alzati. Tieni i piedi paralleli e le gambe divaricate all’altezza delle spalle.
– Fletti leggermente le ginocchia
– Pensa che dalla testa esca un filo immaginario che ci tende verso l’alto.

Mentre fai tutto questo RESPIRA.

Con Amore, Giò

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